NO AL RAZZISMO

 

 

Piccola nota introduttiva del Pignolo: Queste parole scritte dal Pet sono evidentemente schierate politicamente. Questo rispetta la sua opinione, ma non deve per forza essere accomunata all'opinione di noi tutti. Per garantire pluralità viene pubblicato il suo articolo senza alcuna censura. Nessuno esprime giudizi...

 

 

NO al RAZZISMO è il nostro grido di battaglia contro la legge Bossi-Fini sull’ immigrazione.

Per noi, giovani di sinistra, questa legge è ai margini del razzismo e dello sfruttamento lavorativo, che non favorisce il processo d’ integrazione culturale. Rappresenta un passo indietro per l’ Italia e per l’ Europa.

 

Non possiamo permettere che una persona, la cui unica colpa è quella di aver oltrepassato una linea di confine, subisca  “l’ incarcerazione” barbara nei CPT (Centri Permanenza Temporanea). I CPT dovrebbero essere un luogo di accoglienza e assistenza per gli immigrati che scappano dal loro  paese d’ origine nella speranza di una vita migliore.

Nella realtà i CPT, che dovrebbero funzionare come luogo d’ identificazione dello “straniero”, sono centri in cui viene cancellato lo stato di diritto e dove lo “straniero”, per sessanta giorni, viene lasciato in condizioni disumane. Il sessantunesimo giorno se non lascia il paese viene arrestato per un periodo che va da sei mesi a quattro anni e poi espulso. Inoltre l’ immigrato non potrà tornare in Italia per dieci anni.

 

Con la legge Bossi-Fini viene abolita la chiamata mediante sponsor; in questo modo viene eliminata la facilitazione per trovare lavoro e garantire l’ integrazione.

 

Le condizioni di lavoro sono dettate unilateralmente dal datore, creando un rapporto di squilibrio e sudditanza psicologica, favorendo lo sfruttamento lavorativo nonché il lavoro in nero. Ricordiamo che se il contratto di lavoro è a tempo indeterminato il permesso di soggiorno sarà di due anni, se determinato uno.

Noi chiediamo che il lavoratore immigrato venga trattato egualmente a quello italiano.

 

Chiediamo che il ricongiungimento familiare non sia limitato ai soli coniugi e figli minori, ma sia ampliato a tutto il nucleo familiare.

Enoch Powell, negli anni settanta, affermava: “Non può rientrare negli intendimenti di nessuna politica che le famiglie debbano essere tenute divise  e se le nostre leggi sull’ immigrazione, passate o presenti, hanno provocato la divisione delle famiglie… noi dovremmo essere pronti a fare in modo che ciò non avvenga”.

 

Noi non riusciamo a pensare che un uomo non è libero di stabilirsi in qualsiasi luogo che crede adatto a sé, perché obbligato a rispettare dei confini decisi da altri. Dobbiamo lottare affinché si possa vivere tutti insieme, in un unico spazio, il mondo, senza che nessuno si arroghi il diritto di negare a uomo di stabilirsi dove crede. Convivenza tra culture diverse significa crescita personale e collettiva; forse solo quando impareremo a vivere tutti insieme le ostilità e le guerre potranno sparire.